Il burocratese: implicazioni per la traduzione

Chiunque abbia avuto il piacere di affacciarsi alla pubblica amministrazione (ma non solo) si è imbattuto almeno una volta nel cosiddetto burocratese: un linguaggio percepito come complesso, ridondante e spesso poco immediato. Tale linguaggio è talvolta riscontrabile in ulteriori tipologie di documenti di carattere giuridico, tra cui il contratto e la sentenza.

Tuttavia, definire il burocratese come un mero “italiano difficile” risulta riduttivo. È, infatti, una varietà linguistica con caratteristiche ben precise, nate per soddisfare differenti esigenze amministrative e giuridiche. Per chi si occupa di traduzione, comprenderne il funzionamentoo è fondamentale, ai fini di produrre una traduzione il più adeguata e accurata possibile. La traduzione implica sempre la presa in considerazione del registro linguistico e dello stile utilizzati.

Dal punto di vista sociolinguistico, il burocratese rappresenta una particolare varietà dell’italiano, caratterizzata da un elevato grado di formalità e da una forte standardizzazione. È, infatti, una lingua che tende a privilegiare impersonalità e uniformità rispetto alla naturalezza dell’espressione. tra le sue caratteristiche più ricorrenti incontriamo:

  • Marcato uso di nominalizzazioni (“presentazione della domanda” anziché “presentare la domanda”),
  • Uso marcato di costruzioni impersonali e passive per rimarcare la distanza esistente fra i due interlocutori (ovvero l’amministrazione pubblica e il pubblico),
  • Uso di periodi lunghi e uso frequente di subordinate, violando così il limite consigliato di 25 per frase,
  • Uso di espressioni stereotipate e di tecnicismi settoriali (sopratutto amministrativi),
  • Abuso di tecnicismi collaterali, usati per inalzare il registro linguistico del testo.

Queste caratteristiche contribuiscono a creare uno stile immediatamente riconoscibile, ma spesso distante dalla lingua d’uso comune. Il loro impiego non è tuttavia casuale: ogni scelta linguistica risponde a precise esigenze comunicative e al contesto in cui il testo viene prodotto.

La linguistica insegna che una lingua varia in funzione della situazione comunicativa, del rapporto tra gli interlocutori e dello scopo del messaggio. La stessa informazione può essere espressa in modi distinti, senza mai alterarne il contenuto, ma limitandosi a modificare il registro e l’effetto sul destinatario. Per questo motivo, la traduzione non può riassumersi nella ricerca di semplici equivalenze terminologiche: è necessario considerare il destinatario del documento, il grado di formalità richiesto, le convenzioni stilistiche e redazionali proprie dell’ordinamento giuridico di destinazione come la funzione comunicativa del testo.

La crescente complessità del linguaggio burocratico ha favorito, negli ultimi decenni, la nascita di numerose iniziative volte a rendere la comunicazione amministrativa più chiara e accessibile. Già dagli anni settanta, nei paesi anglofoni, si è sviluppato il movimento del plain language, successivamente estesosi in tutta Europa.

In Italia, dagli anni novanta, vengono promosse diverse proposte concrete atte alla semplificazione di questo complesso linguaggio, tra cui le Direttive del Ministro della Funzione Pubblica del 2002 e la successiva Direttiva sulla semplificazione del linguaggio del 2005.

L’analisi del linguaggio burocratico evidenzia come la traduzione giuridica non possa essere ridotta a un semplice trasferimento linguiistico. Le peculiarità del linguaggio amministrativo richiedono al traduttore un’attenta valutazione delle funzioni comunicative svolte dal testo di partenza e delle modalità con cui tali funzioni vengono realizzate nell’ordinamento di arrivo. Ne deriva che le scelte traduttive non possono limitarsi alla ricerca di equivalenze terminologiche, ma devono tenere conto delle differenze tra i sistemi giuridici e delle rispettive convenzioni redazionali. Le implicazioni traduttologiche del burocratese dimostrano, quindi, come una traduzione efficace sia il risultato di un equilibrio tra accuratezza giuridica, adeguatezza linguistica e accessibilità del testo per il destinatario.