Tradurre il diritto: quando le parole contano
Il ruolo delle parole nella costruzione del significato normativo

Il diritto è fatto di parole e attraverso queste si esprime. Il legislatore redige le norme, le parti negoziano i contratti e i giudici motivano le sentenze. Le parole, tuttavia, non sono semplici strumenti espressivi: sono il mezzo attraverso cui il diritto prende forma, si modella e produce effetti giuridici.

In quest’ottica, il diritto deve considerarsi non solo come un insieme astratto di principi, ma anche come un sistema di significati costruito attraverso il linguaggio. Se si osserva una disposizione normativa, essa vive nella formulazione linguistica che la esprime. Le parole che la compongono le attribuiscono un significato giuridico, ne delimitano l’interpretazione e ne determinano la rilevanza legale. In questo modo essa si distingue da un testo meramente editoriale o descrittivo.

Le parole come produttrici di effetti giuridici

Tuttavia, per un lettore non esperto, la lettura di un testo giuridico può richiedere un notevole sforzo, anche quando appare di semplice comprensione. Ciò dipende dalle caratteristiche che contraddistinguono il linguaggio giuridico, quali l’astrattezza, la distanza dal lettore e l’uso di un registro spesso aulico e ricercato. Va però sottolineato che le scelte linguistiche operate in ambito giuridico non rispondono unicamente a esigenze stilistiche o estetiche. Al contrario, esse perseguono finalità funzionali, poiché le scelte terminologiche, ma non solo, incidono sulla produzione degli effetti giuridici del testo. Si pensi alla stipulazione di un contratto e alla redazione di una clausola contrattuale. L’uso del verbo “può” anziché “deve“, come l’omissione dell’avverbio “esclusivamente” modificano sensibilmente gli effetti giuridici che il testo è destinato a produrre.

Da questi esempi emerge subito il legame indissolubile tra diritto e linguaggio: il significato giuridico non è mai indipendente dalla sua formulazione linguistica. In tal senso, le parole non si limitano a veicolare meramente un contenuto, ma pongono talvolta le basi per la sua stessa costituzione e interpretazione, incidendo sull’efficacia giuridica del testo. Ciò spiega il livello di precisione elevato richiesto nella redazione giuridica, per cui ogni scelta lessicale assume rilievo normativo.

La traduzione nel contesto giuridico

Una volta considerate le diverse sfaccettature che caratterizzano il linguaggio giuridico, emerge chiaramente la complessità della traduzione di un testo giuridico. La traduzione non è da intendersi come una semplice trasposizione di significato, ma come il trasferimento del messaggio giuridico e del relativo contesto culturale dalla lingua di partenza alla lingua di arrivo. Questa finalità è ostacolata da diversi fattori, quali le differenze tra i sistemi giuridici, le diversità terminologiche proprie di ciascun ordinamento e le scelte linguistiche che caratterizzano i rispettivi linguaggi giuridici. Si pensi, ad esempio, alla traduzione di termini giuridici che esistono solo all’interno di un determinato ordinamento come il “trust“. Tale istituto giuridico è proprio del diritto anglosassone. Non può essere reso in un’altra lingua attraverso una semplice corrispondenza lessicale, o mediante la tecnica del cosiddetto calco (traduzione letterale di un termine).

In questo contesto, la figura del traduttore assume una rilevanza centrale. Il suo intervento non si limita alla trasposizione linguistica del testo. Esso comporta un’attività interpretativa finalizzata a ricostruire il significato giuridico e a renderlo compatibile con l’ordinamento di arrivo. Per questo, il traduttore deve compiere scelte linguistiche e traduttive consapevoli, poiché una traduzione imprecisa può incidere sull’efficacia giuridica del testo.

Il legame tra diritto e linguaggio

Alla luce di quanto esposto, risulta chiaro che nell’ambito giuridico le parole non svolgono una funzione meramente descrittiva, ma che costituiscano il fondamento stesso del significato normativo. Questa centralità della lingua è amplificata nel contesto della traduzione giuridica, la quale implica necessariamente un confronto tra sistemi giuridici e strutture linguistiche differenti. Dunque, tradurre il diritto significa assumersi la responsabilità di preservarne il significato e gli effetti giuridici. In questo senso, la traduzione giuridica non rappresenta un’attività complementare, ma bensì una componente essenziale del diritto in un contesto sempre più internazionale, in cui le parole contano.

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