Il traduttore
Il traduttore è una figura professionale specializzata nella conversione linguistica di testi da una lingua di partenza a una lingua di arrivo. Il suo lavoro non consiste semplicemente nel trasferire parole da una lingua all’altra, ma nel veicolare correttamente il messaggio originale, preservandone stile, registro e significato. La sfida più complessa per un traduttore è sicuramente rendere le sfumature culturali e linguistiche proprie di una lingua. Deve garantire che il testo risulti naturale e comprensibile anche a chi non conosce la lingua di partenza. Nel farlo, opera scelte linguistiche che possono avere un grande impatto sulla comprensione del testo da parte del lettore.
È evidente l’indispensabilità delle competenze linguistiche necessarie per realizzare una traduzione, ma non solo: talvolta è richiesta anche un’adeguata conoscenza del contesto culturale. Questo influisce in modo intrinseco sull’evoluzione della lingua e sui suoi usi. Si può quindi dedurre che il traduttore può potenzialmente possedere un grande potere nella veicolazione di un messaggio. Tale potere può comportare importanti ripercussioni e conseguenze, talvolta anche a livello giuridico.
Cosa può fare
Una volta compreso il compito principale del traduttore, gran parte delle sue funzioni appare facilmente intuibile. Il traduttore ha la responsabilità di trasmettere con fedeltà il significato del testo originale, andando ben oltre la semplice sostituzione di parole tra lingue diverse. Deve saper cogliere il tono, lo stile e il registro dell’autore, in modo da rendere il contenuto autentico anche nella lingua di arrivo. Ad esempio, un testo letterario richiede particolare sensibilità nella resa di metafore e sfumature linguistiche. Allo stesso modo, un testo giuridico impone il rispetto di tutte le tecnicità, quali gli istituti giuridici specifici.
Nel compimento delle sue funzioni, il traduttore applica metodologie traduttologiche consolidate e, qualora necessario, può avvalersi della consulenza di esperti del settore, al fine di garantire l’integrità del significato del messaggio nella trasposizione linguistica. Inoltre, il traduttore è in grado di adeguare il testo al pubblico di destinazione: ciò non implica una manipolazione del contenuto, bensì la garanzia che il messaggio arrivi chiaro, naturale e coerente, nel rispetto delle differenze linguistiche e culturali.
Cosa non deve fare
Se al traduttore è riconosciuta un’ampia responsabilità nella trasposizione di un messaggio da una lingua all’altra, altrettanto chiari risultano i limiti entro i quali deve operare. In primo luogo, il traduttore non deve alterare il significato del testo originale. Ogni intervento che modifichi contenuti, intenzioni o sfumature per ragioni personali, ideologiche o di convenienza costituisce una violazione del principio di fedeltà su cui si fonda l’attività traduttiva. Il traduttore non deve introdurre interpretazioni soggettive, omissioni arbitrarie o aggiunte non giustificate dal testo di partenza. Il suo compito non è quello di riscrivere l’opera, né di migliorarla secondo criteri personali, ma di restituirla nella maniera più accurata possibile nella lingua di arrivo.
Inoltre, non deve trascurare il contesto culturale e settoriale del testo. Un’approssimazione terminologica, soprattutto in ambito tecnico o giuridico, può generare fraintendimenti rilevanti e conseguenze di natura professionale o giuridica. Infine, il traduttore non deve oltrepassare il proprio ruolo assumendosi responsabilità che non gli competono: risponde della correttezza e della fedeltà della traduzione, ma non del contenuto sostanziale dell’opera originale, che resta attribuibile all’autore.
Il potere discreto della traduzione
Alla luce di quanto esposto, emerge con chiarezza che l’attività traduttiva non sia un mero esercizio linguistico, bensì una funzione di mediazione culturale e comunicativa di elevata responsabilità. Il traduttore si pone come intermediario tra autore e lettore, tra ordinamenti giuridici, tra sistemi culturali differenti. In tale posizione, egli è chiamato ad operare secondo principi di correttezza, imparzialità e riservatezza, evitando qualsiasi forma di distorsione consapevole del messaggio.
La fiducia riposta nel traduttore, soprattutto in ambiti sensibili quali quello giuridico, medico o istituzionale, implica un rigoroso rispetto dei principi deontologici della professione. Precisione, trasparenza metodologica e consapevolezza dei limiti del proprio intervento costituiscono elementi imprescindibili per garantire l’affidabilità della traduzione.
