Le strategie traduttive: come riconoscerle e usarle

Tradurre un testo non consiste semplicemente nel trovare le giuste parole in un altra lingua come già ribadito più volte. Ma bensì in un atto di mediazione tra due culture, due sistemi normativi o due modi di organizzare la realtà sociale attraverso il linguaggio. Una norma, una sentenza o un contratto nascono all’interno di un ordinamento specifico con la sua storia, logica interna e i suoi concetti peculiari.

Quando un traduttore deve trasferire questi elementi da una lingua ad un’altra, può capitare che debba talvolta confrontarsi con l’impossibilità di una corrispondenza perfetta. Il suo compito non si riduce quindi nel raggiungere l’equivalenza assoluta, ma nel negoziare il significato e produrre un testo che funzioni nel contesto di arrivo senza tradire quello di partenza. In queste situazioni deve quindi operare delle scelte e strategie traduttive, le quali possono essere sommariamente suddivise in due categorie: le macro e microstrategie.

Ogni traduttore, una volta ricevuto il testo di partenza e ancora prima di aver iniziato concretamente il procedimento traduttivo, deve compiere una scelta di fondo: nell’avvicinarsi al testo si orienta verso la lingua e la cultura di partenza oppure verso quelle di arrivo? Questo dilemma ha attraversato tutta la storia della traduzione e si risolve nell’opposizione tra due macrostrategie opposte: la foreignization (stracciamento) e la domestication (addomesticamento).

Lo stracciamento è un approccio per il quale il traduttore lascia deliberatamente trasparire nel testo d’arrivo la lingua e la cultura originale. Nell’ambito propriamente giuridico, questo implica che i traduttori mantengono termini, istituzioni e concetti propri dell’ordinamento straniero nella loro forma originale o li traducono in modo da segnalarne la ‘estraneità’. Si può ricorrere quindi a note esplicative, glossati o traslitterazioni. Se un testo spagnolo cita l’Audencia Nacional, il traduttore non cercherà un equivalente in italiano che non esiste, ma conserverà il termine originale, affiancato, chissà, da una spiegazione. Il vantaggio evidente è la fedeltà al testo originale. Tuttavia, sopratutto per testi più tecnici, questo metodo può risultare meno “trasparente” per un lettore non specializzato.

L’addomesticamento consiste invece nel plasmare il testo d’arrivo sulle aspettative e sulle convezioni della cultura ricevente. Il traduttore cerca equivalenti funzionali, sostituisce istituti stranieri con quelli locali ed elimina elementi culturali disorientanti. Il risultato è un testo più fluido e accessibile, pagando, tuttavia, un caro prezzo, ovvero la perdita di specificità.

Nella pratica, nessun traduttore si colloca in modo assoluto su uno dei due poli. La traduzione è sempre una negoziazione. Nel calibrare il proprio orientamento, il traduttore deve tenere in considerazione vari elementi come il pubblico destinatario e lo scopo della traduzione.

Se le macrostrategie definiscono l’orientamento generale della traduzione, le microstrategie riguardano specificamente le scelte traduttive concrete a livello di singolo segmento testuale compiute dal traduttore. È bene precisare che non si tratta mai di regole fisse, ma di strumenti che il traduttore padroneggia e applica in modo situazionale. Risulta talvolta utile suddividerle in due famiglie distinte: la traduzione diretta e la traduzione obliqua.

La traduzione diretta comprende tutti quei procedimenti volti a mantenere una corrispondenza più ravvicinata tra il testo di partenza e quello di arrivo. Si possono quindi identificare:

  • Il calco, che consiste nel riprodurre nella lingua d’arrivo la struttura dell’espressione originale, traducendo letteralmente i singoli componenti. Risulta sopratutto utile quando le due culture condividono istituzioni analoghe (e.g. Policía Nacional Polizia Nazionale).
  • Il prestito, che consiste in un procedimento ancora più radicale dell’estraniamento: si mantiene il termine straniero senza che esso venga tradotto. I traduttori utilizzano spesso questo approccio quando non sono presenti equivalenti funzionali nella lingua di arrivo e non vogliono fuorviare il lettore facendogli credere che questo corrisponda a un istituto familiare (e.g. Policía Nacional).

La traduzione obliqua comprende invece tutti quei procedimento che si allontanano dalla struttura superficiale del testo originale per avventurarsi a livello semantico e funzionale della parola. In questo gruppo sono compresi:

  • La modulazione, che consiste nel cambiare il punto di vista con cui viene espresso un contenuto senza modificare l’informazione. Nell’ambito giuridico è spesso utilizzato quando due lingue tendono ad esprimere uno stesso concetto in modi diversi, ad esempio usando una la doppia negazione e l’altra l’affermazione diretta (e.g. no es difícil de hacer è facile a farsi).
  • La trasposizione, che riguarda esclusivamente il piano grammaticale cambiando la struttura sintattica nella lingua d’arrivo. Risulta spesso utile quando le due lingue organizzano diversamente le relazioni causali o temporali all’interno della frase (e.g. Tras haber vuelto al suo ritorno, la costruzione verbale viene sostituita con una locuzione nominale).
  • L’adattamento, che riguarda un intervento diretto al piano culturale: un’espressione radicata nella tradizione della lingua di partenza viene sostituita con un’espressione equivalente nella lingua di arrivo (e.g. Pelota vasca tennis).
  • L’equivalenza funzionale, la tecnica più delicata della traduzione. Nell’ambito giuridico consiste nel trovare, nell’ordinamento giuridico di arrivo, l’istituto o la figura che meglio svolge una funzione analoga a quella dell’istituto originale, pur non coincidendo precisamente nel piano formale (e.g. procurador avvocato, non è una traduzione precisa sul piano tecnico ma funziona nel contesto di arrivo).
  • L’equivalenza descrittiva, strategia con la quale si rinuncia a trovare un termine equivalente e si sceglie invece di spiegare (e.g. Juicio por delitos leves letteralmente “giudicio per reati lievi” ma diventa “procedimento penale semplificato per reati di lieve entità”, la resa è più lunga ma precisa sul piano tecnico e compensibile al lettore italiano che non ha familiarità con la classificazione spagnola dei reati).

Alla luce di quanto esposto, appare evidente che la traduzione giuridica non si riduce a un’operazione meccanica di sostituzione lessicale. Ogni testo giuridico porta con sé il peso di un ordinamento, di una traduzione interpretativa e di convenzioni testuali. Il traduttore che intraprende tale compito, prende diverse decisioni e opera varie scelte traduttive, tra cui quelle presentate, per assolvere al meglio al proprio compito, ovvero la mediazione dell’informazione da una lingua ad un’altra.